Storia

Static (1959) – tratto dal libro Richard Sapper – Edited by Jonathan Olivares – Phaidon

Verso la fine degli anni ’50 il giovane Richard Sapper, pur collaborando stabilmente all’interno del centro design della Rinascente di Milano, ricevette i primi incarichi professionali indipendenti, che fecero decollare il suo unico modo di disegnare oggetti e di interpretare il design. Il primo di questi fu da parte del proprietario di Lorenz, l’azienda di orologi milanese fondata nel 1934.  Nel suo primo progetto indipendente Sapper si interessò alla produzione di oggetti in metallo.

La forma era tornita da un pezzo solido di acciaio con all’interno un peso (originariamente in argento). Il peso mantiene lo Static in posizione verticale quasi fosse sospeso sulla superficie di appoggio. Lo Static vinse il Compasso d’oro nel 1960 quando Sapper aveva solamente 29 anni.

Le origini dello Static: presso la Rinascente lavorava una segretaria, alla quale penso piacessi particolarmente (ricorda Sapper). Un giorno ricevette una telefonata da un imprenditore che produceva orologi. Tullio Bolletta, questo il suo nome, le disse che nessuno dei suoi orologi aveva mai vinto un Compasso D’Oro e come dovesse fare per riuscirci. Così Lei rispose: “si vede che non ha un buon designer, deve assumere un buon designer se vuole vincere il compasso d’oro”. Il signor Bolletta chiese: “ma come posso fare ad ingaggiarlo?”, e lei rispose: “forse posso proporle qualcuno” ed aveva Sapper in mente.

Si presentò così alla scrivania di Sapper e disse: “C’è un signore che vuole parlare con te”. E Sapper chiese: “Come mai?”. E la segretaria: “vorrebbe disegnare un orologio, saresti interessato?”. E lui rispose: “può darsi”. E lei: “va bene lo chiamo così vi potete parlare”. Sapper aggiunse che non poteva promettere il Compasso D’oro ma che sicuramente ci poteva provare. Il giorno seguente la segretaria si presentò nuovamente alla scrivania dicendo “ecco il signor Bolletta”.

Il signor Bolletta aveva a quel tempo un problema, che espose a Sapper. Durante la guerra erano stati prodotti siluri con meccanismi interni che fungevano da timer per armare i siluri stessi. Finita la guerra naturalmente nessuno era più interessato ai siluri e così il signor Bolletta aveva acquistato, ad un prezzo estremamente interessante ed economico, un vagone ferroviario pieno di questi meccanismi e voleva utilizzarli per realizzare un orologio da tavolo.

Sapper disse “diamo un’occhiata”. Guardò il meccanismo e studiò il problema, che non era per nulla semplice in quanto i meccanismi erano molto grandi e necessitavano di una batteria, cosa che contribuiva ad incrementare ulteriormente le dimensioni. Sapper rifletté sulla cosa e disegnò un orologio da tavolo che fosse compatibile con quelle grandi dimensioni. Propose quindi al signor Bolletta di realizzarlo ed egli disse “perfetto!, volentieri”. Fu piuttosto difficile da realizzare in quanto era possibile aprire l’orologio solo dalla parte frontale; il resto era un unico pezzo di metallo tornito; aveva poi quel pezzo “piatto”, tagliato nel volume dell’oggetto complessivo, in modo tale che il prodotto potesse appoggiare sul piano di un tavolo. Quando si spinge il prodotto, esso rotolerà sul piano, fina a trovare la parte piatta, e così si rimetterà “in piedi” da solo nuovamente. Questo era il trucco dello Static. Per questo orologio da tavolo Sapper aveva bisogno di un disegno di quadrante speciale, così si recò al mercatino delle pulci a Milano, cercando dei disegni che facessero al caso suo. Trovò un quadrante di un orologio di un aereo cacciabombardiere e così ebbe finalmente il suo quadrante.

Nel 1960 lo Static vinse il Compasso D’oro.

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